Prendo spunto da questo illuminante articolo dell'Indipendent, in cui tanto per cambiare la stampa estera ci prende per il culo, per fare una breve e cupa riflessione sull'orgia di fantasiose ordinanze che ci sta piovendo quotidianamente sulla testa da qualche mese a questa parte (qui -per i non anglofoni- l'articolo in questione commentato in italiano).
Parlando di un'ordinanza recentemente approvata dalle mie parti, un mio compagno di bevute ha sottolineato che, se alla fine dell'Ottocento i Piemontesi si fossero fatti un po' di cavoli loro e ci avessero lasciati tranquilli sotto il giogo straniero, forse oggi staremmo un po' meglio.
Esempio: In estate ho passeggiato per una civile capitale europea alle nove di sera con una bottiglia di birra in mano, dalla quale sbevazzavo a canna con sommo piacere. Non ho fatto del male a nessuno, mi sono goduto la birretta e sono tornato in albergo felice e contento.
Se la medesima azione fosse stata fatta da un innocuo turista straniero nella mia città, questi sarebbe stato brutalmente sequestrato dai vigili, assicurato con stretti legacci alla cancellata del palazzo comunale e punito con venti nerbate. Il tutto a causa della fantasiosa idea di decoro pubblico che hanno il mio sindaco e gli sgherri della sua giunta.
E' giusto, mi chiedo, lasciare a questi biechi individui con la fascia tricolore lo stesso arbitrario potere esercitato in passato solo dallo sceriffo di Nottingham?
Me lo chiedo perché Essi, lasciati liberi da ogni freno esercitato non dico dallo Stato, ma per lo meno dalla decenza, sono in grado di creare piccoli capolavori come: l'ordinanza anti-chewingum e, soprattutto, quella che se ti sdrai sull'erba in un parco e leggi un libro rischi più che se con le chiavi ti metti a rigare la fiancata della macchina dell'assessore all'ambiente.
Certo, talvolta dobbiamo anche ringraziare certi mattacchioni per le sane risate che riescono a regalarci con capolavori come la celebre ordinanza anti-cornetti caldi e l'altrettanto celebre multa inflitta al bieco mangiatore di porchetta.
Tutto ciò, oltre a farci ben comprendere come spesso sia assai labile il confine tra l'amministrazione pubblica e il backstage del Bagaglino, ci fornisce lo spunto per qualche atterrita riflessione.
Mi spiego. Giacché i territori comunali sono per loro natura ristretti, nell'arco di pochi chilometri si trovano ad essere presenti contemporaneamente più individui in posizione di potere afflitti in diversa misura da delirio d'onnipotenza.
La logica ci dice che di conseguenza all'interno dell'area amministrata da un sindaco varranno certe regole che non avranno valore nel Comune limitrofo, dove il signorotto locale a sua volta avrà emanato ordinanze che sanzioneranno altri comportamenti invece permessi nel Comune precedente e in quello successivo. E così via all'infinito o finché non arrivi in Svizzera.
Il che, si intuisce al volo, non può che generare non solo confusione, ma puro e semplice terrore, visto che nessun essere umano dotato di intelletto normale può conoscere e tanto meno tenere a mente tutte le norme emanate da tutti i piccoli tiranni presenti nella nostra penisola.
A meno che non vi piaccia pagare le multe; nel qual caso il fenomeno non potrà che rendervi entusiasti sostenitori di questo sistema che ricorda tanto quello tribale tuttora in voga in certe remote zone del pianeta. Se ricadete in questa categoria mandatemi una mail e io sarò felice di inviarvi ogni contravvenzione che dovessi ricevere nei prossimi mesi.
Ma torniamo a quanto si diceva poc’anzi, cioè al motivo per cui dobbiamo essere tutti terrorizzati.
Per fare un esempio, nella città A è vietato mangiare i chewingum, fermarsi a parlare con signore vestite in modo succinto e lavare i vetri delle auto ai semafori. Per fare due chiacchiere con tua moglie che quel giorno ha cocciutamente voluto mettersi la minigonna devi viaggiare fino al territorio comunale confinante, che chiameremo B, dove si tollerano gli abiti osé, e dove per giunta si possono mangiare i panini per strada, ma dove non si possono buttare le cicche per terra né, pena la morte, ci si può sdraiare sulle panchine dei parchi pubblici. Si fanno pochi chilometri e si entra nel comune C, dove devi avere per forza finito di mangiare il tuo panino, altrimenti ti becchi cinquanta cucuzze di multa e la scomunica, ma in compenso puoi digerire in tutta tranquillità sdraiato nel parco all'ombra di un platano. Ma attenzione: se tuo figlio ha più di dodici anni e sale sull'altalena ti tolgono la patria potestà. E così via.
Esistono soltanto due modi per stare tranquilli.
Uno è restare a vita entro i confini del proprio comune di appartenenza, collegandosi maniacalmente ogni giorno con il sito web della giunta per vedere se nel frattempo quei pazzerelli hanno emanato un'ordinanza che te lo mette in quel posto in qualche modo che non ti aspetti.
L'altro è adottare uno stile di vita che ti metta per quanto possibile al riparo da ogni rischio. E proprio a tale proposito ho deciso di stilare un elenco di comportamenti virtuosi che dovrebbero nei limiti del possibile metterci al riparo da sgradite sorprese.
Ed ecco il decalogo delle cose da fare e non fare per evitare di incorrere nei rischi dell'autocrazia applicata alla pubblica amministrazione:
1. Restare barricati in casa
E' una soluzione utile ma che non ci mette completamente al riparo da rischi, come insegna quel primo cittadino che vorrebbe farci pagare se non ripuliamo a nostre spese i muri di casa dalle scritte dei writers. Meglio sarebbe allora riformulare il punto Uno come segue:
1bis. Restare barricati in casa e sparare a vista a qualunque writer che si avvicini a portata di tiro.
2. Espatriare
Questa resta sempre una soluzione praticabile. Per giunta ci consente anche di provare somma soddisfazione nel telefonare al parente rimasto a Montevallecolle sul Trumpio e prenderlo solennemente per il culo perché il sindaco da lui votato ha appena varato un provvedimento che mette fuori legge canticchiare sotto la doccia.
3. Nel dubbio, fuggire a gambe levate appena si intravede all'orizzonte un vigile urbano
Ci avviciniamo alla madre di tutte le soluzioni al problema. Almeno finché il sindaco non emana un'ordinanza che espressamente vieta il fuggire a gambe levate appena si intravede all'orizzonte un vigile urbano.
4. Astenersi dal frequentare assiduamente, nell'ordine: centri storici, semafori, spiagge, sagrati delle chiese, parchi pubblici, parcheggi, viali alberati, stadi e venditori di panini
In effetti sul monte Athos non è attualmente in vigore nessun provvedimento a protezione del pubblico decoro.
5. Tutto ciò di cui al punto 4 resistendo se possibile alla tentazione di cedere allo scoramento e rifiutarsi di alzarsi dal letto la mattina
Al fine di non incorrere nelle gravi accuse di fanulloneria così in voga negli ultimi mesi.
6. Essere ricchi
Questa è facile. Se sei ricco non devi mendicare; per mangiare vai al ristorante e non certo ruzzoloni per strada; gli acquisti li fai in via Montenapoleone invece che dal marocchino.
7. Essere molto ricchi
Così, tanto per provare il gusto di trasgredire vieppiù volte tutte le norme cretine in vigore in una città davanti alla faccia basita del Sindaco. Facendogli anche la linguaccia, per di più.
8. Essere Vigili Urbani
Qui conto sullo spirito di corpo che immagino assai forte nelle fila degli sgherri comunali, i quali probabilmente chiuderanno un occhio se, contravvenendo alle draconiane regole recentemente emanate, fischietti per strada mentre vai al bar per la pausa caffé.
9. Non essere Rom
Né, se possibile, di una qualsivoglia altra etnia messa al momento all'indice come nemico pubblico numero uno.
10. Essere sindaci.
Ecco la soluzione migliore. Vi fate le ordinanze che volete oppure, meglio ancora, fate votare al Consiglio un'ordinanza che abolisca tutte le ordinanze su tutto il territorio comunale.

Ho saputo che mi aprono l'ikea sotto casa.
Cioè: tireranno su un ecomostro là dove adesso fioriscono i fiorellini, ronzano le api, zampettano i conigli, arano i contadini, si imboscano gli innamorati e via bucolicamente dicendo.
Presto sullo stesso paio d'ettari si incolonneranno gli autoarticolati, smadonneranno gli automobilisti, litigheranno i coniugi, frigneranno i lattanti, licenzieranno gli esuberi e via liberisticamente cianciando.
La sola idea mi fa pensare che oggi è un buon giorno per emigrare in Venezuela.

Quello che mi preoccupa in questi giorni è il fatto che, in assenza di una attrice (o al limite una soubrettina) bengalese gravitante nell'orbita della nostra tivvù, gli emigranti dal Bangladesh residenti a Roma non potranno avere rapporti con l'amministrazione comunale .
Lo stesso dicasi per la numerosa comunità mongola, estromessa ex abrupto da ogni processo di integrazione in assenza di una connazionale gnocca in grado di trasmigrare dal dorato mondo della polvere di stelle a quello più serioso (ma a ben vedere neanche tanto) dell' amministrazione pubblica.
Questo perché, come rivelano anche gli studi di William Thomas , pochi meglio di una persona di spettacolo possono, cito, "seguire i problemi che riguardano i suoi connazionali e studiare forme di integrazione tra i due popoli e le due culture".
Da ciò si evince quanto l'antropologia culturale sia ormai una disciplina superata, roba da ventesimo secolo, da ingrigiti universitari odorosi di polvere, di biblioteca e muffa. Mi permetto di suggerire ai fricchettoni del Cidis di darsi una svegliata e iniziare a lavorare con stelline cinetelevisive provenienti dal Terzo Mondo anziché con i prodotti di un'università ancorata a un sapere ormai obsoleto. Non a caso le antropologhe non sono famose per la circonferenza seno né, se è per questo, sono mai assurte al rango di sex symbol.
Abulafia: Uè Odoacre, Mò ti faccio crepare d'invidia!
Amico: Dimmi, vechio marpione.
Abulafia: Stasera esco con un'antropologa!
Amico: Epperòchecculo! Chissacchegnocca!
Abulafia (annuendo): Laureata con una tesi sull'osservazione partecipante, per di più.
Ma si parlava del Bangladesh. Qui e qui un paio di spunti di riflessione, tanto per iniziare a pensare al fatto che CI SERVE ASSOLUTAMENTE un'attrice bengalese il prima possibile.
Il problema alla base di una integrazione così difficile è che Dollywood (così è chiamata l'industria cinematografica di quel Paese) pur assai fiorente non ha ancora prodotto una stellina capace di "bucare" lo schermo anche in Italia, di affermarsi nelle nostre impegnative produzioni televisive (come, tanto per citarene un paio, Cascina Vianello e Marameo), di mettersi in luce in programmi tv capaci di sedurre il lato intellettuale del raffinato ed esigente telespettatore italiano (parlo de La Fattoria), premesse indispensabili per assumere poi il ruolo di mediatore interculturale.
Fino a che il Fato o Mediaset non ci manderanno una simile figura, il popolo italiano e quello bengalese sono destinati a non integrarsi; il dialogo tra loro resterà impossibile; i conflitti inevitabili.
Nemmeno è il caso (ce lo dicono la scienza e il Comune di Roma) di aspettarsi un aiuto in tal senso dal mondo politico. Il politico, per quanto tenti a volte con successo di evolvere e provare ad assumere egli stesso il ruolo di star dello spettacolo, mai è riuscito ad andare oltre la mera esteriorità. Nel senso, ha fatto la figura da Bagaglino senza riuscire però ad apprendere nel frattempo quelle competenze che si richiedono a un esperto dei processi di integrazione. Competenze che l'attricetta invece possiede già di suo (cito sempre William Thomas, ovviamente) per curriculum e formazione. Al limite andrebbe bene anche Martufello.
Concludendo questa amara riflessione mi permetto almeno una briciola di ottimismo salutando con gioia la notizia della fine di ogni ostacolo alla perfetta integrazione tra italiani e honduregni.
Dopo un lungo soggiorno nel Paese sudamericano infatti tornerà presto in Italia la persona ideale per affiancare i politici della Capitale nel difficile compito di favorire e facilitare i flussi migratori dall'Honduras a Roma.
. Il fatto è che per lavoro (e diletto) ho viaggiato parecchio e non ho avuto il tempo di aggiornare queste pagine né rispondere ai vostri messaggi (che però, sia chiaro, mi hanno fatto un immenso piacere, così come i commenti all'ultimo post).
